Il documento di trasporto elettronico prova la cessione intracomunitaria

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 19 del 25 marzo 2013, conferma l’obbligo, da parte dell’operatore nazionale, di provare l’avvenuta cessione intracomunitaria a giustificazione del mancato addebito dell’IVA in fattura, conservando a supporto tutta la documentazione già prevista nella precedente risoluzione n. 345/2007. In particolare, laddove il cedente non abbia provveduto direttamente al trasporto e non sia in grado di esibire il documento di trasporto, come può verificarsi nelle cessioni con clausola “franco fabbrica”, costituiscono validi mezzi di prova sia il documento di trasporto CMR elettronico, sia le informazioni tratte dal sistema informatico del vettore idonee a dimostrare il trasferimento della merce al di fuori del territorio italiano.

È opportuno ricordare che, in precedenza, la risoluzione n. 345/2007, occupandosi per la prima volta della prova delle cessioni intracomunitarie, ha confermato la valenza probatoria dei documenti elencati dall’istante, tra i quali risultava menzionato anche il “documento di trasporto «CMR» firmato dal trasportatore per presa in carico della merce e dal destinatario per ricevuta”.

Fermo restando che l’esibizione del suddetto documento è stata indicata a titolo meramente esemplificativo, si rammenta che la risoluzione n. 123/2009, rispetto alla cessione intracomunitaria di beni effettuata dal rappresentante fiscale italiano di un soggetto sammarinese, ha precisato che “(l)a prova dell’uscita delle merci dal territorio dello Stato per l’inoltro ad un soggetto passivo d’imposta identificato in altro Paese comunitario potrà essere fornita, tra l’altro, dalla lettera di vettura che indichi come luogo di partenza il confine italo-sammarinese e destinazione lo Stato comunitario di arrivo dei beni”.

Dunque, l’Amministrazione finanziaria ha escluso che il CMR debba essere controfirmato dal destinatario per ricevuta e, a favore di questa conclusione, può osservarsi che, nella prassi, non è prevista l’emissione di una copia originale atta a tale specifico scopo. Con il nuovo intervento dell’Agenzia, viene precisato che costituiscono validi mezzi di prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria sia il CMR elettronico, sia le informazioni tratte dal sistema informatico del vettore dalle quali risulti che la merce è giunta nel Paese di destinazione.

Affinché tali documenti siano idonei a fornire la prova della cessione intracomunitaria devono essere “conservati congiuntamente alle fatture di vendita, alla documentazione bancaria attestante le somme riscosse in relazione alle predette cessioni, alla documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti e agli elenchi Intrastat”. La precisazione è importante siccome l’analoga indicazione, assai rigorosa, enucleabile dalla risoluzione n. 345/2007 pareva superata dalla successiva risoluzione n. 477/2008.

I predetti documenti “elettronici”, inoltre, sotto il profilo giuridico, si qualificano come documenti analogici, in quanto – essendo privi di “riferimento temporale” e di “sottoscrizione elettronica” – non possono considerarsi documenti informatici. Di conseguenza, gli stessi, per essere fiscalmente rilevanti, devono essere materializzati su un supporto fisico, mentre la conservazione può avvenire nel rispetto delle modalità previste dall’art. 4 del DM 23 gennaio 2004, vale a dire con memorizzazione della relativa immagine su un supporto ottico e con successiva apposizione del riferimento temporale e della firma digitale.

A seguito dell’eventuale richiesta di controllo dell’Amministrazione, l’operatore nazionale deve essere in grado di esibire i mezzi di prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria, che vanno tuttavia acquisiti “senza indugio (...) appena la prassi commerciale lo renda possibile”. In altri termini, anche se la prova in questione può essere prodotta in un momento successivo all’operazione, il fornitore è tenuto ad acquisire e conservare i relativi mezzi probatori con l’ordinaria diligenza.

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