Il controllo del tribunale sulla fattibilità del concordato preventivo

La Cass. SS.UU. n. 1521/2013, ha sostenuto che nessun dubbio sussiste in ordine alla verifica della fattibilità giuridica del piano di concordato preventivo: rientra, quindi, certamente nell’ambito di tale controllo una delibazione in ordine alla correttezza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano.

Diversamente, sussistono maggiori incertezze in merito al controllo della fattibilità economica, poiché legato ad un giudizio prognostico, che fisiologicamente presenta dei margini di opinabilità ed implica possibilità di errore e, quindi, un fattore di rischio per gli interessati. È, pertanto, ragionevole che tale rischio sia assunto esclusivamente dai creditori, in quanto diretti interessati, una volta che vi sia stata corretta informazione sul punto. Si tratta dei dati, delle verifiche interne e connesse valutazioni, incombenti che assumono un ruolo centrale nello svolgimento della procedura, ed al cui soddisfacimento sono deputati a provvedere, preliminarmente, il professionista attestatore – in funzione dell’ammissibilità al concordato preventivo – e, poi, il commissario giudiziale (art. 172 L.F.), prima dell’adunanza fissata per il voto dei creditori.

Non rientra, pertanto, nell’ambito del controllo sul giudizio di fattibilità, esercitabile dal tribunale, un sindacato sull’aspetto pratico-economico della proposta, ovvero sulla correttezza dell’indicazione della misura di soddisfacimento percentuale offerta dal debitore ai creditori: la causa della procedura di concordato esclude, infatti, che l’indicazione di una percentuale di soddisfacimento dei creditori, da parte del debitore, possa in qualche modo incidere sull’ammissione alla procedura.

La sentenza 1521/2013 della Cassazione ha, inoltre, formato oggetto di uno specifico approfondimento dell’Assonime, nel caso 5/2013, secondo cui tale orientamento trova conferma nelle nuove disposizioni sulla domanda di concordato preventivo “in bianco” (art. 161, commi 6 e 8, L.F.) e con continuità aziendale di cui all’art. 186-bis L.F., in quanto – a fronte dell’ampliamento delle possibilità concesse al debitore – sono stati potenziati i presidi di garanzia del ceto creditorio che devono essere assicurati dall’autorità giudiziaria.

Si consideri, infine, la recente novità normativa introdotta dall’art. 82 L.F., che ha modificato l’art. 161, comma 7, L.F., nel senso di attribuire al tribunale la possibilità di nominare il commissario giudiziale ancora prima dell’apertura della procedura, quando il piano del quale giudicare la fattibilità non sia ancora stato depositato, consentendo, quindi, al tribunale di valutare se ne sia opportuna l’interruzione.

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